
Gentile Signora, Anche se i suoi ospiti sono abbastanza rari ed insoliti
(non nell'Africa del nord, però, dove nelle abitazioni sono abbastanza frequenti)
e pochissimo conosciuti, perfino dagli entomologi, non sono pericolosi. Certo
a volte infliggono punture molto dolorose, con reazioni allergiche anche violente,
con prurito, gonfiori e anche febbre. Si tratta di creature appartenenti all'Ordine
degli IMENOTTERI, Famiglia BERTILIDI (Berthylidae), Sottofamiglia SCLERODERMINI
(Scleroderminae). Agli Imenotteri appartengono anche le Formiche, per questo
possono sembrare simili. Il loro nome scientifico è Scleroderma domesticum
(in italiano si può tradurre: SCLERODERMA). Le femmine sono attere (senz'ali),
i maschi (rarissimi) sono invece alati. La rarità di questi ultimi fa pensare
alla possibilità di partenogenesi (procedimento che permette alla femmina
di autoprodurre solo femmine). La loro grandezza non dovrebbe superare i 4
mm. La loro presenza dei vecchi mobili è dovuta al fatto che le femmine penetrano
nelle fessure fatte dai tarli e ne attaccano le larve. Queste vengono punte
più volte dallo Scleroderma domesticum (il nostro soggetto principale) proprio
come hanno punto lei. Siccome possiedono ghiandole velenifere, le larve restano
paralizzate. La femmina succhia un bel po' di linfa alla preda, poi depone
molte uova su ciascuna larva. Da quel momento sta a guardia del suo "asilo",
lo abbraccia, lo lecca anche, finché le uova si aprono ed escono i piccoli,
che assumono presto una posizione bizzarra: si ergono tutti diritti sulla
preda, ormai flaccida, facendola sembrare un piccolo porcospino.
Quando sono adulte le larve filano dei bozzoletti in cui si rinchiudono, ammassandosi.
Completato il ciclo i bozzoli si aprono ed escono gli adulti. Se ci sono maschi
(solo se la madre si è accoppiata regolarmente, se no sono tutte femmine)
essi escono per primi. Quindi, con i bozzoli femminili ancora chiusi (quelli
delle loro sorelle), si accoppiano, penetrando la seta degli involucri. La
madre può vivere diverse generazioni, fino ad accoppiarsi con i suoi stessi
nipoti (sempre che ci sia un nipote maschio nei paraggi, che invece muore,
come tutti i maschi, subito dopo l'accoppiamento). Le bestiole che le stavano
disinfestando i mobili sono però molto agguerrite e pungono facilmente. Vecchie
poltrone o divani d'antiquariato sono l'habitat preferito del nostro insetto.
Non sono attratte più di tanto dalle piante ma gradiscono infilarsi tra stoffe,
pelli e tende, nonché i fori praticati dai tarli. La nostra creatura si moltiplica
molto rapidamente se l'ambiente è riscaldato. Il suo trattamento a base di
veleni può andare, anche se non è del tutto mirato. Per un effetto più duraturo
sarebbe opportuno effettuare una fumigazione con piretro intorno ai mobili
e distribuire piretroidi di sintesi nel locale. Ovviamente, se ci sono buchi
è meglio turarli con cera fenicata. Le invio un mio rapido disegno dell'insetto
in questione.
Giancarlo Castello - Gruppo Studio e Ricerca "Uomo in Erba"